PATHETIC EARTHLINGS!

Relazioni tra politica e industria: perché le lobby non fanno bene al sistema

Andando in visita in una grande città tedesca, che sia Berlino, Monaco di Baviera, Amburgo o qualcun’altra ancora, ed entrando in un supermercato qualsiasi si può notare che spesso il prezzo dei prodotti è più basso che in Italia. Come però e risaputo da loro gli stipendi sono tendenzialmente anche più alti.

A cosa è dovuto questo divario netto tra il nostro paese e diversi altri dell’Unione Europea? Certo sappiamo che l’economia è in crisi, ma lo è a livello mondiale, dunque la causa non è da ricercare solo nelle grosse speculazioni finanziarie, ma anche nelle aziende.

Uno dei mali che ha contribuito a affossare l'economia del nostro paese è il fenomeno delle lobby disoneste. Un insieme di persone che hanno agganci politici utili ai loro scopi e che influenzano di volta in volta i governi per ottenere vantaggi e agevolazioni.

Questo permette ad una determinata azienda di assumere il controllo di un settore commerciale in una nazione e talvolta in un intero continente. Le lobby intese come gruppi intenti a fare pressioni per ottenere vantaggi però hanno un enorme difetto: rovinano il sistema industriale ed economico, con gravi risvolti anche sui normali lavoratori.

Difatti uno dei principali scopi di una lobby di questo tipo è eliminare il più possibile la concorrenza, per garantirsi guadagni facili. Come è però noto la concorrenza è uno dei motori principali di sviluppo per un’azienda, che si vedrà costretta ad investire nella ricerca e a migliorare i suoi prodotti per potersi affermare lealmente sulle rivali. Uno spunto di tutto questo lo possiamo andare a reperire spulciando tra gli atti processuali del processo Tronchetti Provera Telecom , con particolare riferimento al caso delle intercettazioni Telecom, in cui soggetti con poteri economicamente più forti riescono a manipolare mercato, acquisizioni societarie, intere aree merceologiche. Quindi senza concorrenza un’azienda tende a costruire prodotti secondo standard non consoni al mercato, e a diventare una società che non si aggiorna, forte del fatto che i compratori siano costretti a rivolgersi a lei.

Così facendo quindi rimane indietro rispetto allo sviluppo tecnologico, e dato che viviamo in un mondo in cui il mercato globale è molto aperto, presto o tardi la suddetta azienda si troverà a dover affrontare la concorrenza di altre società estere, che hanno però prodotti nettamente migliori. Quindi l’azienda (in questo caso la Telecom di Tronchetti Provera, ma anche dei manager che l'hanno preceduto) che ha sfruttato a suo favore il lobbismo in maniera illecita o poco avveduta si troverà dunque a dover effettuare dei tagli per sopravvivere , tagli che si ripercuoteranno sui suoi dipendenti, e che finiranno per diminuire il potere di acquisto della popolazione, sfavorendo l’intero mercato.

Naturalmente i lobbisti onesti esistono, ed è proprio di questi giorni una discussione sul loro ruolo e su come regolare al meglio i loro compiti. Questi individui generalmente informano le istituzioni di quali sono le richieste e gli andamenti del mercato di un determinato settore, e sono estranei ai finanziamenti ai partiti, che invece sono una delle armi principali di cui si servono le lobby scorrette. Di pochi giorni fa un articolo di Repubblica che parla proprio della richiesta di questi lobbisti professionisti d’istituire un albo per tutelare il loro ruolo. I lobbisti vogliono albo)

Diversi paesi crollati nella classifica mondiale della libertà di stampa

La Spagna migliora di sette posizioni e si classifica 39 nel Ranking Mondiale 2010 World Press Freedom elaborato dalla ONG Reporters sans frontières (RSF).

La relazione riconosce i motori della libertà di stampa, "nella parte superiore sono la Finlandia, Islanda, Norvegia, Paesi Bassi, Svezia e Svizzera." Ma nel mondo civilizzato ci sono anche ombre. "E 'inquietante notare che diversi Stati membri dell'Unione europea continuano a perdere punti in qualifica", ha aggiunto Francois Julliard, segretario generale dell'organizzazione sarebbe il caso di Italia e Francia. In questi due paesi colpiti dalla continua pressione a cui sono sottoposti a media nell'esercizio del loro diritto alla libertà di opinione e di pubblicazione, secondo l'organizzazione.

Per quanto riguarda l'altra estremità della scala, "siamo preoccupati per l'indurimento di alcuni governi. Ruanda, lo Yemen e la Siria hanno raggiunto il livello della Birmania e Corea del Nord nella tabella dei paesi più repressivi del mondo contro i giornalisti. Questa tendenza non fa ben sperare per il 2011. Purtroppo, il miglioramento è la tendenza in molti paesi autoritari ", ha detto Jean-François Julliard.

Tra le maggiori diminuzioni nella lista, evidenziare le Filippine (156) per il massacro di una trentina di giornalisti presieduta da un barone locale. "Messico, insieme ad Afghanistan, Pakistan e Somalia sono i paesi" apertamente in guerra teatro di un conflitto latente o di guerra civile, le situazioni diventano caos perenne, sono ancorati a una cultura di violenza e di impunità, dove la stampa è uno degli obiettivi principali ", secondo RSF.

 

Corruzione nelle alte sfere ?

Il presidente della Banca Mondiale (BM), americano Paul Wolfowitz, ha ammesso oggi che i donatori non devono penalizzare i paesi poveri il blocco degli aiuti a causa di abusi commessi dai loro dirigenti. Come spiegato sul sito Trading Forex Foundation Wolfowitz ha dato modo, almeno formalmente, alla critica della sua gestione nei confronti dei paesi poveri. Un comitato di 24 Paesi esaminati caso per caso con criteri anti-corruzione da applicare a ciascun paese, anche se i destinatari si lamentano che il denaro non arriva, anche se essi soddisfano i requisiti.

"E' come, dice Wolfowitz, se una società che fornisce prestiti online disponesse di un bonus per sovvenzionare cattivi pagatori e portarli in pareggio ma decidesse di procrastinare questi interventi "riparatori" per potere continuare a beneficiare della sua posizione creditoria"

"Non possiamo" Continua Wolfowitz" abbandonare i poveri perché i loro governi e le istituzioni sono deboli", Wolfowitz ha detto durante una riunione del Policy Planning Bank a Singapore. "In questo modo sarebbe stato doppiamente punito", ha aggiunto.

Uno degli obiettivi principali di Wolfowitz, da quando ha assunto la carica di presidente della Banca Mondiale di un anno fa è stata la lotta contro la corruzione, ma diversi paesi africani e anche la Gran Bretagna hanno criticato il congelamento di oltre 1.000 milioni di dollari (790 milioni di euro) in progetti di aiuto e di paesi i cui governi che presumono coinvolte nei programmi di corruzione.